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31 gennaio 2012
QUANDO SI FA IL PROPRIO DOVERE ,NON CI PUO' ESSERE PERSECUZIONE.
I dubbi dei giudici: ci può essere persecuzione
La vittoria di tappa è per la difesa di Silvio
Berlusconi: ma la gara è ancora tutta aperta, e non è affatto sicuro che l'ex
presidente del Consiglio riuscirà ad evitare la sentenza a suo carico per
l'accusa di corruzione legata all'affare Mills. Questa è in sintesi la diagnosi
di una giornata che ha lasciato aperti tutti i giochi intorno al processo che
incombe più da vicino sul Cavaliere, e che più direttamente potrebbe
influenzare non solo lo scenario giudiziario ma anche quello politico.
Intanto, però, i legali di Berlusconi incamerano un risultato tutt'altro che
scontato. L'istanza di ricusazione contro i tre giudici che stanno processando
l'ex premier per la presunta corruzione dell'avvocato inglese David Mills -
retribuito secondo l'accusa con 600mila dollari per le sue reticenze
nell'inchiesta sui fondi neri Fininvest - viene ritenuta ammissibile dalla
Corte d'appello. Ammissibile non vuol dire che sia da accogliere: ma vuol dire
che non è campata in aria come, nella mattinata di ieri, la Procura generale di
Milano aveva provato a sostenere. Berlusconi per ora può insomma legittimamente
sostenere che i giudici che lo stanno processando abbiano in realtà già deciso
in cuor loro di condannarlo, e che abbiano ripetutamente dimostrato questo
convincimento nel corso del processo.Berlusconi chiede che per questo motivo
il processo sia sottratto a questi giudici e riprenda davanti ad un altro
collegio. E su questo punto si giocherà nelle prossime settimane la partita
decisiva. L'istanza di ricusazione era stata depositata la settimana scorsa da Niccolò
Ghedini e Piero Longo, al termine di un lungo batti e ribatti nell'aula del
caso Mills. Sullo sfondo c'è la prescrizione del processo, che ormai -
risalendo i fatti al lontano 1999 - è incombente. Secondo Ghedini e Longo il
reato è già prescritto. Ma anche nei calcoli del tribunale di Milano l'ora «X»
è prossima: il prossimo 12 febbraio o al più tardi il 14 il reato verrà
dichiarato estinto. E così nell'aula del processo si è scatenata una corso
contro il tempo: con la Procura e - da qualche settimana, dopo i tentennamenti
iniziali - anche il tribunale impegnati ad accorciare l'accorciabile per
arrivare in tempo utile alla sentenza. Berlusconi sostiene che la decisione è già presa: «mi vogliono condannare». Il
ricorso contro Francesca Vitale, Caterina Lai e Antonella Interlandi depositato
venerdì parlava esplicitamente di «convincimento colpevolista» dimostrato dai
giudici con le ordinanze che sforbiciavano (contraddicendo a volte decisioni
prese dagli stessi magistrati) le liste dei testimoni della difesa con
l'intento dichiarato di evitare la prescrizione. Alla Vitale e alle sue
colleghe il ricorso rimproverava «una istruttoria dibattimentale a senso unico»
e un «completo disinteresse» per le tesi della difesa.
A decidere sulla ricusazione, in base al codice, è la Corte d'appello di
Milano. Il codice consentiva una via d'uscita immediata, in grado di garantire
la marcia a tappe forzate verso la sentenza: la dichiarazione di
inammissibilità del ricorso, prevista nei casi in cui sia «manifestamente
infondato». A tale possibilità si era attaccata ieri mattina la Procura
generale di Milano, chiedendo di liquidare senza perdere tempo il ricorso:
secondo il pg Laura Bertolè Viale, le sue colleghe del processo Mills non
avevano affatto «manifestato indebitamente il proprio convincimento», bensì si
erano limitate a fare il possibile per arrivare alla conclusione del processo:
«dovere precipuo del giudice è di portare a termine un processo prima del
termine di prescrizione». Ma a stretto giro di posta arriva la replica della Corte d'appello, che boccia
su questo punto le tesi della Procura generale: il ricorso è ammissibile, e
andrà valutato concretamente. La decisione arriverà, si dice, verso la metà di
febbraio. Il processo Mills fino ad allora andrà avanti, e si fermerà - se nel
frattempo la Corte d'appello non avrà già comunicato la sua decisione - solo al
momento della sentenza: ma in quel caso si fermerà anche la prescrizione.
Comunque vada a finire, insomma, non sarà l'istanza di ricusazione a mettere
Berlusconi al riparo da una sentenza che ritiene già decisa.
Nel frattempo, novità su un altro fronte: il 7 febbraio la Corte Costituzionale
esaminerà il ricorso della Camera contro la Procura di Milano per il «Rubygate»,
le accuse a sfondo sessuale contro Berlusconi che secondo Montecitorio dovevano
essere di competenza del Tribunale dei ministri.
La vittoria di tappa è per la difesa di Silvio
Berlusconi: ma la gara è ancora tutta aperta, e non è affatto sicuro che l'ex
presidente del Consiglio riuscirà ad evitare la sentenza a suo carico per
l'accusa di corruzione legata all'affare Mills. Questa è in sintesi la diagnosi
di una giornata che ha lasciato aperti tutti i giochi intorno al processo che
incombe più da vicino sul Cavaliere, e che più direttamente potrebbe
influenzare non solo lo scenario giudiziario ma anche quello politico
Intanto, però, i legali di Berlusconi incamerano un
risultato tutt'altro che scontato. L'istanza di ricusazione contro i tre
giudici che stanno processando l'ex premier per la presunta corruzione
dell'avvocato inglese David Mills - retribuito secondo l'accusa con 600mila
dollari per le sue reticenze nell'inchiesta sui fondi neri Fininvest - viene
ritenuta ammissibile dalla Corte d'appello.
Ammissibile non vuol dire che sia da accogliere: ma
vuol dire che non è campata in aria come, nella mattinata di ieri, la Procura
generale di Milano aveva provato a sostenere. Berlusconi per ora può insomma
legittimamente sostenere che i giudici che lo stanno processando abbiano in
realtà già deciso in cuor loro di condannarlo, e che abbiano ripetutamente
dimostrato questo convincimento nel corso del processo. Berlusconi chiede che
per questo motivo il processo sia sottratto a questi giudici e riprenda davanti
ad un altro collegio. E su questo punto si giocherà nelle prossime settimane la
partita decisiva.L'istanza di ricusazione era stata depositata la settimana scorsa da Niccolò
Ghedini e Piero Longo, al termine di un lungo batti e ribatti nell'aula del
caso Mills. Sullo sfondo c'è la prescrizione del processo, che ormai -
risalendo i fatti al lontano 1999 - è incombente. Secondo Ghedini e Longo il
reato è già prescritto. Ma anche nei calcoli del tribunale di Milano l'ora «X»
è prossima: il prossimo 12 febbraio o al più tardi il 14 il reato verrà
dichiarato estinto. E così nell'aula del processo si è scatenata una corso
contro il tempo: con la Procura e - da qualche settimana, dopo i tentennamenti
iniziali - anche il tribunale impegnati ad accorciare l'accorciabile per
arrivare in tempo utile alla sentenza.
Berlusconi sostiene che la decisione è già presa: «mi vogliono condannare». Il
ricorso contro Francesca Vitale, Caterina Lai e Antonella Interlandi depositato
venerdì parlava esplicitamente di «convincimento colpevolista» dimostrato dai
giudici con le ordinanze che sforbiciavano (contraddicendo a volte decisioni
prese dagli stessi magistrati) le liste dei testimoni della difesa con
l'intento dichiarato di evitare la prescrizione.Alla Vitale e alle sue
colleghe il ricorso rimproverava «una istruttoria dibattimentale a senso unico»
e un «completo disinteresse» per le tesi della difesa. A decidere sulla ricusazione, in base al codice, è la Corte d'appello di
Milano. Il codice consentiva una via d'uscita immediata, in grado di garantire
la marcia a tappe forzate verso la sentenza: la dichiarazione di
inammissibilità del ricorso, prevista nei casi in cui sia «manifestamente
infondato».
A tale possibilità si era attaccata ieri mattina la Procura
generale di Milano, chiedendo di liquidare senza perdere tempo il ricorso:
secondo il pg Laura Bertolè Viale, le sue colleghe del processo Mills non
avevano affatto «manifestato indebitamente il proprio convincimento», bensì si
erano limitate a fare il possibile per arrivare alla conclusione del processo:
«dovere precipuo del giudice è di portare a termine un processo prima del
termine di prescrizione».
Ma a stretto giro di posta arriva la replica della Corte d'appello, che boccia
su questo punto le tesi della Procura generale: il ricorso è ammissibile, e
andrà valutato concretamente. La decisione arriverà, si dice, verso la metà di
febbraio. Il processo Mills fino ad allora andrà avanti, e si fermerà - se nel
frattempo la Corte d'appello non avrà già comunicato la sua decisione - solo al
momento della sentenza: ma in quel caso si fermerà anche la prescrizione.
Comunque vada a finire, insomma, non sarà l'istanza di ricusazione a mettere
Berlusconi al riparo da una sentenza che ritiene già decisa.
Nel frattempo, novità su un altro fronte: il 7 febbraio la Corte Costituzionale
esaminerà il ricorso della Camera contro la Procura di Milano per il
«Rubygate», le accuse a sfondo sessuale contro Berlusconi che secondo Montecitorio
dovevano essere di competenza del Tribunale dei ministri.
societa'
| inviato da Aaronn il 31/1/2012 alle 8:11 | |
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