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31 gennaio 2018

NOTIZIARIO DEL COMPASSO: OFFESE ALLA MASSONERIA DEL G.O.I. E REPLICA DEL GRAN MAESTRO DELL'ORDINE


Elezioni 2018 e massoneria, il gran maestro Stefano Bisi risponde a Di Maio

Massoneria, la replica del gran maestro Stefano Bisi a Luigi Di Maio: "Noi ghettizzati"

Elezioni 2018 e massoneria, il gran maestro Stefano Bisi risponde a Di Maio

ECCO LA REPLICA DEL GRAN MAESTRO DEL GRANDE ORIENTE D'ITALIA AL LEADER M5S LUIGI DI MAIO

Carissimo onorevole Luigi Di Maio,

ho sentito in tv e letto sui quotidiani le poco onorevoli e per me aberranti e antidemocratiche parole che Lei ha pronunciato l’altra sera alla trasmissione Otto e mezzo nei confronti dei massoni di cui mi onoro di far parte e dei quali rappresento da Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia ventitremila fratelli. “Chi urla odio razziale, chi usa espressioni omofobe, chi era iscritto alla Massoneria, chi nella propria vita ha portato azioni indecenti, non si può candidare col M5stelle” ha detto e poi con protervia ha aggiunto: “Abbiamo fermato anche altre candidature in cui abbiamo trovato qualche anomalia; come per esempio, di persone che erano iscritte al registro della Massoneria e quindi non potevano starci”. Mi sono chiesto innanzitutto come un politico che aspira a diventare il futuro presidente del Consiglio, e quindi a rappresentare democraticamente e senza barriere precostituite, tutti gli italiani possa usare in maniera irresponsabile e violenta, certe affermazioni gratuite e discriminare con illogica ragione delle persone che fanno parte di una Istituzione che ha avuto ed ha innegabili meriti. Una scuola di valori che, probabilmente da Lei e da tanti altri del suo Movimento viene vista e giudicata in maniera sbagliata senza averne mai realmente studiato la Tradizione, la storia e le finalità volte al Bene dell’Umanita’. Per fortuna per molti la Libera Muratoria rappresenta anche oggi - e aggiungo più che mai visti i tempi che viviamo - uno dei pilastri etici della nostra Società e della nostra Repubblica che ha contribuito a fondare. Mi permetta subito di dirle che la vera anomalia e il vero pericoloso razzismo l’ho visto nel suo estremo, immotivato e irragionevole atto di accusa nei confronti dei massoni che vuole bollare come impresentabili dimenticando certe norme scritte in modo inequivocabile nella Carta Costituzionale Repubblicana. Lei probabilmente dimentica, ma forse non sa affatto, che nell’ambito iniziatico i liberi muratori non si occupano di questioni di politica o di religione ma che nella loro vita privata hanno gli stessi suoi diritti di partecipare alla vita pubblica della nazione e di occupare ruoli istituzionali e rappresentativi. La nostra diversità è solo quella di essere tolleranti e dialoganti, di essere uomini liberi e coscienti di mantenere accesa la fiamma della Libertà, quella stessa fiamma che ha consentito anche al suo movimento di esistere oggi. Le suggerisco di leggere ogni tanto le parole dell’illuminista francese François-Marie Arouet Voltaire che nel suo Trattato sulla Tolleranza scriveva e ricordava saggiamente a tutti: “Disapprovo ciò che dici, ma difenderò sino alla morte il tuo diritto di dirlo”. L’esatto contrario del suo modo di escludere a priori noi liberi muratori. Perché si possono, e a volte è anche giusto, avere opinioni e visioni diverse, ma non è corretto proibire ad alcuno la partecipazione a qualsiasi consesso civile e democratico. Qualcuno nel suo Movimento vuole anche ghettizzare i massoni con leggi ad hoc e avalla infauste leggi fasciste che nel 1925 portarono alla persecuzione dei massoni. Sappia che noi non staremo inermi a guardare il proliferare di certi incauti e discriminatori comportamenti che non fanno e non dovrebbero mai fare parte non solo di chi si candida a ricoprire importanti ruoli istituzionali ma di chi ha a cuore la cultura della Libertà e la applica in tutte le sue forme più alte.

Stefano Bisi

Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia

Fonte:http://www.affaritaliani.it/cronache/elezioni-2018-massoneria-il-gran-maestro-stefano-bisi-risponde-a-di-maio-522011.html

Leggo e commento:

 Si... credo, illustri lettori d'ogni censo e casta che si tratti di masso-fobia, una autentica paura angosciosa, per lo più motivata dal periodo elettorale in cui ogni ciarla di cattivo gusto potrebbe sortire effetti dal candore politico.

Che possano pensare alla nostra esistenza ed al nostro lavoro di massoni come preparatorio al paradigma di antistato? Non ci sono dati che confermano questi timori ,ma sono certo che tanto disagio, la politica comincia ad  avvertirlo quando dietro il proscenio del teatro politico, cominciano ad avvertirsi quelle diversità umane, sociologiche e culturali che ormai la politica , da tempo ha perdute per strada, ponendosi ai cittadini, come padrona di una gestione che una volta acquisita, come fanno i cani, tutto é di loro dominio.

Ormai il Popolo italiano guarda alla politica e ai politici, a dir poco ,non solo con sfiducia, ma come a soggetti  appropriatori indebiti, che non tiene più conto del volere di un Popolo che ormai é defraudato di quella libertà che prima aveva di incidere nel diagramma della propria sovranità e che oggi non possiede più.

Come ha bene risposto il Gran Maestro dell'Ordine muratorio, Stefano Bisi , che bene ha fatto nell'esternare l'atto diffamatorio del soggetto politico Di Maio che, in maniera irresponsabile e violenta, ha fatto uso di affermazioni gratuite per discriminare, con illogica ragione, avverso a dei soggetti che fanno parte di una Istituzione - la massoneria del Grande Oriente d'Italia - che ha avuto ed ha innegabili meriti ,ma che il giovane politico sconosce. Una scuola di valori che - probabilmente da Lui e da tanti altri movimenti, viene vista e giudicata in maniera distorta,senza averne mai realmente studiato la tradizione, la storia e le finalità tutte volte sempre al Bene dell’Umanità - nell'ultimo quarantennio si é guardato sempre con sospetto.

Allora io,illustri lettori d'ogni censo e casta, mi chiedo, certamente disgustato assieme ai tanti fratelli della comunione massonica,  come può un soggetto come il giovane Di Maio aspirare alla carica di Capo del Governo dell'Italia quando le sue esternazioni,vicine ormai alle consultazioni elettorali, di già offendono i cittadini perbene. Per ciò, ritengo che lui non può essere un soggetto da stare in politica e mi batterò perché la  compagine del "movimento 5 stelle" non abbia suffragi adeguati per governare.

Soggetti politici che esternano considerazioni lesive della dignità dei cittadini che hanno ideali e cultura diverse non possono essere chiamati onorevoli. La politica di oggi degenerativa non va ascoltata né considerata. Come non dovrebbe il sig. Di Maio essere né ascoltato né chiamato a rappresentare quella fascia di cittadini che lavorano, che studiano che onorano l'Italia con gli atti di solidarietà che prestano verso chi soffre.

Attraverso questa mia e univoca lagnanza ... il signor Di Maio ... deve essere consapevole che ogni Libero muratore non resterà impassibile ,a iniziare da me, a guardare al suo stupido quanto scadente comportamento diffamatorio lontano da quello manifestato da quegli antichi uomini di così alta statura che, nel tempo, hanno rappresentato i cittadini e lo Stato italiano. " Chi si candida, egregio signor Di Maio, a ricoprire importanti cariche dello Stato,deve avere un enorme rispetto di tutti i cittadini di cui non ne conosce le singole identità ,le doti umane e culturali."

Sicuramente i massoni non siamo come voi politici , i nostri guanti che indossiamo nei nostri ambiti istituzionali  sono pieni di candore ,perché puliti e netti dai vostri intrallazzi politici e di parte.

La nostra diversità è solo quella di essere tolleranti e osservanti della Costituzione italiana , di essere uomini liberi,di buoni costumi e consapevoli di mantenere accesa la fiamma della onestà e della dignità, quella stessa fiamma che ha consentito anche al suo movimento di esistere, ma che da oggi,muovo perplessità perché scossa dalle sue considerazioni.

Studi ... gentile?... Di Maio e ... parli con concretezza nelle TV.,soprattutto sii consapevolmente corretto nell'escludere, dall'elenco elettorale, quei massoni che fra l'altro - la Costituzione Italiana non discrimina... e da tempo ... calcano i vostri ambiti portando in mezzo a voi onore e dignità ineludibili.

Aaronn é

Salvatore Casales


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permalink | inviato da Aaronn il 31/1/2018 alle 11:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


29 gennaio 2018

Il Maestro Venerabile. Ieri e oggi

 

Il Maestro Venerabile.

Ieri e oggi

 

 

 

 

Il Venerabile Maestro;

 

Sembrerebbe un appellativo tanto reverenziale, quanto irritante, per chi non concorda la relazione con l’arte della libera muratoria. Di certo c’è che, l’origine del titolo di venerabile maestro, deriva da molto lontano con riferimenti che, nel tempo, pur esaltando e attribuendole qualificazione, diventa funzione elevata di un soggetto, che emerge per sapienza, maestria e saggezza, al vertice di una loggia che presiede e governa.

 

Inevitabilmente è la storia ad avere assegnato un tempo in cui s’intese elevare l’uomo a tale dignità che ha una sua origine e un suo precipuo compito.

Non c’è alcun dubbio, epperò, che tal epiteto si rifaccia a quell’arte regale per eccellenza che si volle essere protetta dai re e dai potenti della terra che, in alcuni paesi come l’Inghilterra e la Germania di allora e tuttora, é attribuita alla massoneria.

 

Arte Regale esercitata in un alone misterioso, anche su mandato di vescovi e pontefici, che circondava le corporazioni di quel tempo storico, (1300-1400) che, ebbero il precipuo scopo di invadere l’Europa di quei simboli distintivi che rappresentassero il potere indiscutibile del cattolicesimo, all’epoca contrastato dal protestantesimo imperante.

 

Giova ricordare anche che fin dai tempi di Autari, (584), già esistevano in Italia, le compagnie dei Maestri Comacini che esercitarono l’architettura lombarda fino al tredicesimo secolo e che, assieme ai monaci benedettini, insegnarono anche in altri paesi, la scienza e l’arte di costruire quelle grandi cattedrali e i monasteri che a tutt’oggi ci mostrano, con la loro testimonianza in uno splendore immaginifico, il potere del cattolicesimo di quell’epoca.

Per ciò, avendo quei monaci assunto varie commesse, bisognosi di personale sempre più numeroso, furono indotti a educare e qualificare allievi anche fra i non religiosi.

Solo i monaci, precipuamente i benedettini, così preposti all’insegnamento delle regole e dei primi elementi dell’arte, furono chiamati venerabili in quando sacerdoti e maestri perché i soli a impartire l’insegnamento dell’arte.

 

Solo dal tredicesimo secolo in poi, gli allievi lavoratori della pietra, fra i più che intesero l’arte, ma che in vero avevano assunto la conoscenza della costruzione, stanchi di permanere sottomessi ai loro capi monastici, si organizzarono in un organismo, facendo proprie le regole di costruzione dell’arte gotica della quale, ne avevano scoperto i segreti . (1)

Questo corpo nascente, epperò si distinse dal precedente corporativismo perché i compagni, facenti le veci di maestri, resero partecipi gli apprendisti , dei segreti dell’arte e, ritenendoli  uguali a loro, iniziarono a chiamarli fratelli.

 

Questo nuovo gruppo di lavoro richiedeva che i compagni più abili e cognitori dell’arte fossero incaricati di sorvegliare e sovrintendere ai lavori più importanti e che divenissero così dei vice maestri, addetti alla direzione limitata a determinati lavori. Il loro insegnamento non era solo riferito all’opera tecnica della costruzione, ma assumeva carattere morale e religioso. Una religiosità che, dagli adepti era assunta autonomamente e che era riferita ai simboli tali da rientrare nell’ortodossia cattolica.

 

Come dai capi mastro si sia giunti al non facile titolo da conseguire,  è deducibile dal fatto che solo i più dotati intellettualmente e soggetti a selezioni severe, solo dopo anni, erano gratificati ad assurgere alla dignità di Maestro Venerabile.

 

Da tanto, ne derivò che dovendosi conservare i segreti dell’arte dell’elevazione, agli aspiranti desiderosi di intraprendere l’arte fu richiesto di essere uomini liberi e di buoni costumi. (2)

Liberi, di non essere costretti a comunicare i segreti del mestiere, di buoni costumi, perché una vita disordinata poteva condurre alla disarmonia del gruppo.

 

Nel determinarne le peculiari caratteristiche, le corporazioni sorte di ogni loggia si diedero delle regole in seno al gruppo di lavoro.

I Fratelli più capaci, in particolari riunioni che si tenevano nelle logge, dai compagni vice maestri erano scelti una volta l’anno per dirigere l’officina con il titolo di Maestro Venerabile.

Questi, a sua volta, era aiutato da due vice maestri, che assumevano il titolo di sorveglianti, scelti fra i compagni più esperti nell’arte della costruzione con il compito di sorvegliare il lavoro degli apprendisti; Il primo sorvegliante d’istruire questi ultimi, il secondo sorvegliante, di sorvegliare i compagni.

 

Questa, la più concreta motivazione che si attribuì al titolo di “Maestro Venerabile, ” designato per la sua età, viepiù per le sue competenze tecniche, apprezzato per sapere dirigere l’opera e per imprimere quel concetto d’uguaglianza, di fratellanza attorno al gruppo di lavoro, reso libero dai condizionamenti di potere e di rivelare i segreti dell’arte.

 

L’evoluzione che l’istituto muratorio ebbe, in epoca successiva, animato dalla volontà della sopravivenza, nel tempo, mutò gli scopi iniziali (pedamentali) e formativi della libera muratoria che, tradotti alla nostra conoscenza, sono riportati in ogni testo, in cui ci é descritta la storia dell’arte delle grandi costruzioni e dei rituali distinti per grado.

 

Nonostante, epperò, la Libera Muratoria fosse stata soggetta all’evoluzione radicale del sistema, non mutò, nel tempo, né venne meno il significato che si continuava a dare al titolo del Venerabile Maestro.

 

Ne fu testimonianza, insieme ai tanti ordini susseguitisi, l’avvento dell’Ordine dei Templari. Nella loro storia, non sempre chiara, si narra, come continuasse ad esistere la figura di un Venerabile Gran Maestro eletto esclusivamente dai monaci, i quali gli tributavano completa obbedienza e alcuno di loro poteva portare mutamenti alle leggi del Maestro.

 

La società, intanto, faceva il suo corso e il percorso dei muratori mutava repentinamente la propria filosofia operativa in quella speculativa, a causa di molteplici motivi, dovuti alla carente acquisizione di nuove commesse.

 

Il direttore che sovrintendeva alla costruzione di ieri … titolato a essere nominato Maestro Venerabile … ancora oggi, permane essere quel soggetto scelto da una loggia che, per anzianità senno ed equilibrio, sovrintende alla costruzione di un tempio.

Non c’è più l’edificio da costruire e/o da restaurare materialmente, ma quello interiore da modellare nell’uomo che aspira a tramutare in conoscenza l’azione, l’opera di restauro per il miglioramento del proprio se e di quello dell’umanità. 

 

Come in un tempo non definibile nella sua interezza, ancora oggi, il collegamento con il passato muratorio definisce sacra l’autorità del Maestro Venerabile.

 

Nella nostra epoca e, soprattutto nei giovani, può far sorridere chi, effettivamente sconosce la realtà filosofica della Muratoria, perché, un semplice adepto o un apprendista non ancora in possesso degli arnesi dell’arte vede in essa un contrasto con i principi di libertà, d’uguaglianza e di democrazia .

 

Solo chi ha maturato anni di lavoro, di esperienze, di adattamento alla fraternità, ma soprattutto chi si è elevato, iniziaticamente, vede nel Venerabile Maestro, quella figura pragmatica, giammai vestita di un autoritarismo profano , ma d’un iniziato fra iniziati, nella figura del quale, si concentrano quei valori e quei principi che egli esprime come simbolo entro i confini dettati dai doveri e dai regolamenti dell’ordine dei liberi muratori.

Egli pertanto é investito di una dignità personale che gli conferisce poteri e prerogative.

 

Nell’azione del nostro tempo, il Maestro Venerabile ha funzione sacerdotale e didattica; amministrativa e assistenziale. Si pone al centro della vita e dell’organizzazione della loggia.

 

Subisce un’investitura attraverso la quale il predecessore gli trasferisce un’influenza spirituale che solo uomini in possesso d’una certa capacità misterica riuscirono a trasmettere da uomo ad uomo, tanto che il tempo e l’uomo iniziato si è prestato quale mezzo di collegamento di una catena d’unione che mai dovrà interrompersi per propria volontà e tanto avviene attraverso il rito dal quale emerge il passaggio dei poteri specifici della natura iniziatica muratoria da uomo ad uomo, dal maestro insediante a quello insediato.

 

Sono questi poteri basilari di una società iniziatica che ne costituiscono l’alter ego; cioè un altro se, una seconda personalità all’interno dello stesso soggetto che utilizza il testimone simbolico che gli è stato trasmesso.

 

Poteri che lo autorizzano a conferire l’iniziazione, assieme alle due luci, di fare uscire dalla profanità l’uomo inscritto nel cerchio della profanità e indirizzarlo nel suo perfezionamento interiore.

 

Il Venerabile Maestro, consacrato così a tale dignità, è pronto a salire i sette gradini che lo indicano al suo scanno a oriente e dal quale, con saggezza e con una visione collettiva della conoscenza dei fratelli di loggia, li governa, imponendo loro la via da seguire e, necessitandone il caso, la sua autorità.

 

Funzione alquanto difficile quest’ultima perché non deve mai dimenticare di essere il primo fra pari e, conseguentemente, agire in modo da ottenere da tutti i fratelli obbedienza che non deve incidere sugli stessi e sulla loro sensibilità.

 

Egli è come un direttore d’orchestra che decide sul miglior suono, amministra e governa, gli orchestrali, ma non è da despota e, quando determinate situazioni emergono fuori dalla normalità ,si consulta con le “Luci” e ,nei casi più gravi ,riunisce i fratelli nella camera di mezzo pur rimanendo responsabile di ogni soluzione finale.

 

E’ ben noto che la massoneria è una scuola di vita e il M.V.le è il direttore di questa scuola che oggi esprime non solo didattica, la migliore esecuzione dei rituali, non solo l’adeguamento al continuo sviluppo, attraverso la ricerca, della conoscenza esoterica e iniziatica, o della storia della massoneria ,ma esprime l’armonia di un insieme solidale.

La Massoneria è un’officina, in cui si forgia la statura del massone perché trasmetta nel sociale, comportamenti adeguati d’un iniziato, d’un uomo libero non soggetto a condizionamenti, in fede propriamente ai principi iniziali dei primi costruttori dell’arte.

Il Maestro Venerabile, che oggi è a capo d’ogni singola loggia, non ha solo ruoli istitutivi e culturali ma di attenzione a un proselitismo che sia mirato verso uomini che hanno in desiderio di scrollarsi le scorie profane.

Cura che gli aumenti di salario siano dati a fratelli meritevoli di avere bene appreso l’arte, pone tutta la sua esperienza affinché nella loggia ogni atto festoso non abbia a svolgersi con la solennità di una mera cerimonia, ma esprima la solennità d’un rito essenzialmente iniziatico.

Egli é un iniziato, che materializza le sue esperienze, esaminando, nel concreto, le attitudini dei fratelli, lo stato comportamentale di qualsiasi stato di turbamento d’ogni fratello al fine di alleviare le sue pene e perché il suo lavoro non produca nocumento all’Istituzione muratoria o alla sua stessa costruzione interiore.

Soprattutto è un uomo il cui valore è commisurato al processo di crescita interiore di tutti i fratelli che esalteranno lo sviluppo e il distinguo di un’intera loggia di obbedienza, quando serberanno di lui quella memore eredità che si mantiene solo per gli uomini di desiderio, per quei Maestri che, nel trasmettere amore, saggezza e umiltà, hanno prodotto così il bene dell’uomo e dell’intera umanità; Progetto lusinghiero cui tende oggi la libera massoneria nel mondo.

 Nell’ordine massonico Italiano, la carica di M.V. è incompatibile con quelle di componente la Giunta del Grande Oriente d'Italia di cui al successivo art. 34, di Consigliere dell'Ordine, di Grande Architetto Revisore, di Ispettore di Loggia, di Giudice del Tribunale Circoscrizionale e di Giudice della Corte Centrale (Art. 20 della Costituzione dell'Ordine).

23 – 02 – 2014

***

(1)  A tale riguardo, giova ricordare come i massoni, a tutt’oggi e con riferimento all’acquisizione dell’aumento di salario al grado di “maestro,”  fanno riferimento di tale atto, riconducendolo alla leggenda Hiramita delle sacre scritture.

 

(2) Gli Old Charges, al III° Capitolo (relativo alle Logge) dichiarano: Coloro che sono ammessi ad esser membri di una Loggia devono essere persone di buona reputazione, compresi d’onore e di ragione, nati liberi e d’età matura ed essere discreti. Essi non devono essere né schiavi, né donne, né uomini che vivono senza morale o in modo scandaloso.

 

 

 

Bibliografia:

 

Consultati i seguenti testi:

 

a)  Il libro del vero massone di Ulisse Bacci;

b)  Il ruolo del Maestro venerabile di Ottavio Callego

c)  Rivista Massonica n.9 del 1976 del G.O.I.

d)  Storia della Massoneria in Italia di Carlo Francovich

e)  Storia della Massoneria di Roberto Gervaso.

f) Il Maestro Venerabile di Virgilio Gaito ex Gran  maestro del G.O.I.-

 

 

Salvatore Casales  ...

 

 

 



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permalink | inviato da Aaronn il 29/1/2018 alle 8:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


2 gennaio 2018

Notiziario del compasso: Il vero complotto è contro la libertà di associazione.

 

Massoneria: l vero complotto è contro la libertà di associazione

di Aldo A. Mola | 2 gennaio 2018

Avviso alla Commissione parlamentare d’inchiesta su Mafia e massoneria: se in Italia non esiste una legge a “tutela del nome”, la colpa non è dei massoni ma della perdurante distrazione di massa dei “politici” che si pascono di pappolate sui “segreti massonici”. L’unico vero complotto in atto è quello contro la libertà d’associazione. Vediamo perché.

Il 21 dicembre 2017 sull’Italia è sceso il buio pesto. Anziché festa del Sole Invitto, questo Solstizio d’Inverno rimarrà negli annali come sconfitta della civiltà giuridica e, più in generale, della libertà. Questo è il succo della Relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, in relazione alle (presunte) infiltrazioni di Cosa Nostra e della ‘ndrangheta nella Massoneria in Sicilia e Calabria. Due premesse, prima di addentrarci nel sommario esame della Relazione. Istituita con la legge 19 giugno 2013, n. 87, la Commissione ha operato con i poteri di corte di giustizia, incluso quello di ordinare il sequestro dei piedilista di loggia ai sensi degli articoli 247 e seguenti del codice di procedura penale. Tuttavia la Relazione non è una “sentenza” ma una sequenza di divagazioni ripartite in quattro sezioni suddivise in 21 paragrafi (alcuni dei quali frantumati in sottoparagrafi), completa di conclusioni e di proposte. Se, come suol dirsi, le sentenze non si discutono ma si applicano, la Relazione è una “opinione”, scritta in italiano talora zoppicante e soggetta a tutte le riserve del caso.

Sin dalla premessa i Commissari mettono a nudo i limiti del loro metodo e svuotano la validità scientifica delle loro conclusioni. La Commissione si propose di “avviare un filone di inchiesta dedicato ai rapporti tra mafia e massoneria”. Sennonché essa dà per scontata la nozione di “mafia” e non chiarisce cosa intenda per “massoneria” (Italiana? Universale? Con quali riconoscimenti internazionali e quali rituali?…). Essa mescola realtà diversissime, riferendosi “a tutte le forme e ai raggruppamenti criminali di questo tipo” (quale?), “che siano comunque di estremo pericolo per il sistema sociale, economico e istituzionale”. Fantasmi. Mentre afferma che in Italia esistono almeno un centinaio di organizzazioni sedicenti massoniche (in realtà se ne contano assai di più), la Commissione decise di concentrarsi su “una parte significativa della massoneria ufficiale o considerata ‘regolare’”: classificazione possibile, codesta, solo nel presupposto che lo Stato abbia titolo e voglia di fissare ed enunciare i requisiti di legittimità e regolarità delle associazioni massoniche in Italia e all’estero. Sarebbe come decidesse se sono più cristiani i cattolici, gli evangelici, i riformati o gli ortodossi: tante sette in libera contesa. Sennonché il pubblico potere è del tutto incompetente a entrare nel merito delle chiese come delle logge. In Italia, infatti, la “massoneria” è poco e male conosciuta (molto chiacchierata, invece, sulla base di pregiudizi ottusi, frutto di incultura) e comunque non è “riconosciuta”. Quindi la scelta della Commissione di interpellare i rappresentanti legali di quattro Comunità (Grande Oriente d’Italia, Gran Loggia d’Italia di Palazzo Vitelleschi, Gran Loggia Regolare d’Italia e, chissà come mai, la Serenissima Gran Loggia d’Italia, detta sbrigativamente “Serenissima”) è del tutto arbitraria. Lo ha fatto dichiaratamente “a campione” (una parte per il tutto), accampando che “quelle associazioni di tipo massonico presentano talune peculiari caratteristiche che, insieme considerate, possono risolversi nell’agevolazione dell’accesso mafioso” (sic!). Lo si potrebbe dire anche della chiesa cattolica, visto che non sono mancati ecclesiastici in odore di mafia anziché di santità, e di innumerevoli altri “corpi” pubblici ed enti privati.

La Commissione ha cercato conforto nell’audizione dell’ex gran maestro Giuliano Di Bernardo. Sempre avvolto in aura mistica, ancora una volta questi ha vantato l’“abolizione dei cappucci e delle spade in quanto ritenuti ormai anacronistici”. Altri due “testi”, Stefano Bisi, gran maestro del Grande Oriente, e Antonio Binni, sovrano gran commendatore e gran maestro della Gran Loggia, hanno invano cercato di far comprendere ai Commissari, palesemente digiuni delle più elementari cognizioni di genesi e storia della massoneria, che per i Liberi Muratori il rituale non è un orpello bensì sostanza, come i paramenti liturgici nei riti religiosi, che “legano insieme” e separano il sacro dal profano (o “laico”, cioè “ignaro di cose sacre”, come stigmatizzato dal poeta: “odi vulgus profanum, et arceo”).

La Commissione ha affastellato informazioni di dettaglio su singoli affiliati risultati condannati per reati vari, si mostra scandalizzata perché in loggia non vi sarebbero “soggetti riconducibili ai mestieri più umili o al novero dei disoccupati” (già il saccente Enzo Biagi domandò a Manlio Cecovini quanti braccianti fossero in loggia) e, sulla scia di Cesare Lombroso, deplora la “segretezza che permea il mondo massonico” in specie in aree (geoetniche?) “fisiologicamente” tolleranti verso l’illegalità e quindi esposte a “infiltrazioni criminali”. Si tratta di induzioni, mentre non risponde affatto al vero che “il segreto costituisce il perno di alcune obbedienze”, circonfuse da “un alone di mistero”. La Commissione confonde crassamente la riservatezza con “segretezza strutturale” e stigmatizza la “chiara riluttanza” dei grandi maestri a “riferire i fatti”, “anche quando i fatti nascosti abbiano assunto astratto rilievo penale”. Per porvi rimedio essa invoca i “pilastri della trasparenza intesa come anticamera del controllo sociale” e lamenta che la massoneria conservi “talune usanze, consone ai momenti storici in cui furono introdotte” ma “inaccettabili con l’avvento della democrazia”, senza però specificare quali siano queste “usanze”: grembiule, guanti, sciarpa, distintivo all’occhiello, arcana stretta di mano, triplice bacio…?

In sintesi, la Commissione ammicca, strizza l’occhiolino e rimane nel vago: fa esattamente ciò che essa rimprovera agli esponenti della massoneria, come bene ha rilevato l’on. Daniele Capezzone, “vox clamantis in deserto” in un Paese a schiena china e genuflesso anche se nessuno glielo chiede. Per vocazione…

Dopo molte divagazioni, la Commissione constata “la mancanza di un regime generale che renda obbligatoria la diffusione di notizie concernenti qualsivoglia compagine associativa” e ripete il mantra: “le obbedienze, di fatto, operano in un vero e proprio regime di segretezza, che ben poco ha a che vedere con l’invocato diritto alla riservatezza”. La sua ricetta è semplice. Premessa la stupida asserzione di Felice Cavallotti (“non tutti i massoni sono delinquenti ma tutti i delinquenti sono massoni”: Cavallotti, in realtà, disse “farabbutti”, non “delinquenti”), essa ritiene che occorrano “una normativa statale con una portata generalizzata”, verifiche periodiche sull’appartenenza dei dipendenti pubblici ad associazioni, con pene severe per dichiarazioni reticenti o mendaci, e l’estensione dell’investigazione da Sicilia e Calabria all’intero Paese, su “reati spia” e sui “fattori di rischio derivanti dall’appartenenza alla massoneria o ad altre associazioni similari”.

Esattamente come fece il regime fascista, che nel 1925-1926 annientò la massoneria e nel 1938 impose  l’autoscioglimento ai Rotary, sorti dal 1923 e rimasti sempre invisi alla chiesa di Roma. La Commissione ha ritenuto bene di farsi forte di padre Francesco S.J, saltem papa, ricordando che questi “ha respinto le credenziali di un ambasciatore straniero presso la Santa Sede perché iscritto alla massoneria”. E all’Italia che importa? Deve forse lo Stato prendere norma dalla condotta della Città del Vaticano?

In sintesi, la Relazione mira ad abolire la libertà di associazione che è tutt’uno con quella politica. Se manca una legge sulle associazioni non è certo colpa della massoneria, che la chiede da decenni, sull’esempio della Francia che se ne dotò dal 1901 e di Paesi quali la Gran Bretagna e le Americhe, ove la massoneria è libera, a differenza di quanto accade in quasi tutti i Paesi islamici, ove i massoni sono perseguitati.

La “Commissione antimafia” ha un antecedente illustre al quale sicuramente si ispira la sig.na on. Rosi Bindi: Tina Anselmi. Nel diario pubblicato a cura di Anna Vinci (“La P2 nei Diari Segreti”, ed. Chiarelettere) la famosa “staffetta partigiana” annotò il “compito storico” fatto proprio quale presidente della Commissione parlamentare d’Inchiesta sulla loggia massonica P2: “con la giustizia determinare il cambiamento di una parte della classe dirigente del paese, compresa quella della DC” (pag. 18). Dovevano sopravvivere solo i comunisti e i loro accoliti. Quella commissione fece da pedana al salto successivo: Tangentopoli. Epperciò si dotò anche di “quattro esperti, presi su indicazione del PCI e della DC”: non liberali, repubblicani, socialdemocratici o socialisti, né, semplicemente, storici senza etichetta. Gli “esperti” dovevano essere “all’obbedienza”: non del Grande Architetto ma dei partiti di potere. Della greppia. Di quali esperti si è valsa la Commissione Bindi?

La Relazione Anselmi, impastata di congetture e scientificamente irrilevante, passò solo a maggioranza: ne vennero pubblicate altre cinque “di minoranza”, in forte dissenso con la prima. La Relazione Bindi, invece, è stata approvata all’unanimità: il che conferma la fatuità culturale di tanti “rappresentanti della nazione”, inconsapevoli – per stanchezza? per indifferenza? per pochezza? – che all’estero (e quindi già a partire dall’altra riva del Tevere) tale Relazione raccoglie solo il plauso dei fondamentalisti.

 

Aldo A. Mola


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