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22 novembre 2019

Dalla mia lirica " Un canto: La stanza di Christian"



La stanza di Christian.

Entro spesso nella tua stanza
perché in questa trovo il tuo tempo,
l’ore che l’ hanno scandito
i desideri, le paure ...
le illusioni.

Entro in questo magico luogo
per sentire la tua presenza,
per avvertire le tue vibrazioni,
per raccogliere ciò che hai abbandonato
nel triste forziere dei sentimenti miei.

Vorrei ... oh ; sì ... come vorrei ...
sentire anche per un tempo breve le tue parole,
respirare quel fumo di sigaretta
che tanto ebbi a contestare
mentre rispondevi col tuo garbato silenzio.

Oggi ... attorno a me ,
fra queste mura, c’é il vuoto
c’é una mente infeconda
dove il tutto regna solingo
nel dialogo sparito.

le lacrime che ancora dipingono le gote,
sono voce alle frasi non dette;
le conservo...come pietre miliari
sperando d’incontrarti presto
e donarti i grani aurei dell’animo.

Osservo ancora i tuoi oggetti,
sfioro con lo sguardo
la penna, i libri, i tuoi vestiti
e ogni cosa a te cara
tenendo per me reliquie del tuo tempo.

Poi ... é sera ...
Sento la porta socchiudersi ...
Sospiro ... il tuo rientro a casa.
Sei presente ... nella tua stanza;
con noi ... per sempre.

Salvatore Casales

 


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1 ottobre 2019

"Dalle mie liriche:" AMICI



L'immagine può contenere: 8 persone, tra cui Lucia Terrana, Mary Ferdico e Carmen Satta, persone che sorridono, persone in piedi

Amici...

Amici... del tempo andato...

non mai spariti ...

suggellati da attimi fugaci

nel cor  serbati

vivono ancora oggi il tempo ...

Il tempo che regna nell'animo ...

che ... si risveglia

peregrino d' un saluto o d’un abbraccio

intesorito nella mente dal ricordo...

quello che nasce con  l'armonia

e che il fato tutto annienta ...

cangiando ciò che mente vive ...

e lascia calvario ...  

ignaro ... che non tutto sfugge...

e non tutto svanisce e si disperde,

perché rispetto ... amicizia... e amore. . .

sono dardi che ... in mente e in cuore

permangono per tutta la vita.-

S.Casales



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18 luglio 2019

Versi ad un grande papà


Era d’estate

Oddìo ...se ci penso,
quando in quel viale solingo ed alberato,
per mediar la calura.

m’ inducevi, con la mano stretta nella tua,
allo svago, nella vicina villa “Amedeo”,
assieme ai tanti onorati d’eccellenza.
Era d’estate ...
tra il profumo di zagara e la frescura
e fra i giardini tutti in fiore ...
ch’io trascorreva le più bell’ore insieme a te
mentre tu, tra il divago mio,
che s’apriva ai novelli giochi,
tra mille pensieri, lo sguardo pensoso posavi su di me.
Era d’estate ...
quando In quel silente e calmo andar pomeridiano,
seduto in quel marmoreo sedile,
 nasceva il tuo progetto:
tu a costruir di me la stagione della vita,
io a ricevere di te l’insegnamento puro,
sicuro ... che il volere tuo era il mondo mio da esplorare.


Era d’estate ... molti anni fa.

 
Salvatore Casales


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6 giugno 2019

Dalle liriche :Il tempo ... delle primavere

                                        

 

L'immagine può contenere: fiore, pianta e natura

 

Il tempo ... delle primavere



Ricordo quel tempo che mi fu si tanto caro,

cornice ... le tante primavere

che, al solo pensier, mi torna nella mente

l’odor ch’ognuna diede ai suoi fiori,

la luce ai colori ...

l’immenso gioir degli occhi

e lo stormir le rondini in volo

migrate nella stagione degli amori   

ad anellar nei cieli ... voli,

messaggi ... a magnificar la terra,

e li mari e ... li omini ...

a donar loro la felicità de novi giorni.


Ecco perché quel tempo mi fu caro;

quando tutto era musica regnante ...

rincorrere spensiero,

l’albeggiar quelli anni,

e pregare l’Iddio delle grandi promesse

perché facesse vivere li omini

nel biancore de la innocenza,

con lo rigore de la regola,

con l'indulgenza del maestro,

con l'amore  di una madre.


Ecco perché quel tempo mi fu caro ...

che oggi mi rivedo cimento scalatore

delle più alte vette,

che in cima non posi mai bandiera

e ... poi un viandante e ...

poi ancora un navigante

a combatter fra i marosi della vita ...

O ... a volte ... un cineasta che affidar vole

la commedia della vita

a de principali personaggi ...

ciascuno con la sua parte ...

ciascuno con una storia da raccontar...

di risi colorati o di mesti pianti,

che celan per apparir distanti,

quando ... sono medesimi gli archetipi ...

del proprio essere e...

protagonisti della loro vita.

 

Salvatore Casales                                                                                                               ©Copyright   

mercoledì 5 giugno 2019

 

 


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27 aprile 2019

Dalle rime : Quando ... ero


Quando … ero

Quand’ero bambino.
Rimembro la felicità che vivevo,
ricordo …
la città d'una volta,
coi suoi vicoli, il suo odore, la sua storia.
Ricordi ... ricordi ... ricordi.

Quand'ero bambino,
pensavo …
a quanti anni avrei avuto da vivere;
pensavo che potessero essere tanti …
così, l’armonia mi entrava nelle membra.
Pensavo ... pensavo ... pensavo.

Quand'ero bambino,
per le vie del quartiere giocavamo a nascondino.
e , se c'era una festività vicina,
allora … tutto era letizia ...
tutti alzavano la cresta …
tutti sognavamo la fidanzata.

Quand'ero bambino?
Ossì ... ch’eravamo felici e spensierati;
stavamo seduti sulla scala al primo gradino …
e, con sguardi maliosi
e col capo chino,
guardavamo ... guardavamo ... guardavamo;

il passo felino delle fanciulle in fiore,
il cinguettio delle rondini in volo,
le campane che suonavano a festa
e le comari del quartiere
che non sapean tenere
i propri panni nella cesta ...

Oggi ... che sono divenuto adulto,
non penso, non guardo, non sento.
Fiuto solamente il fumo dilagante
della gente che, non lavora,
ma si asciuga la fronte …
si sente avvilita, si affanna per niente.

Mi manca …
il vocio … dei bambini per la via
Oggi … chiusi … in casa ...
presi tutti …
a fare da naviganti …
a giocarsi la fanciullezza.

Mi manca …
la Patria mia ... oggi corrotta e stanca,
invasa dall'orda e non più sovrana ...
che, statica e indifferente, perde la libertà …
mentre io silente … … …
serbo solo l’illusione della speranza …

Salvatore Casales.


 copyright



 



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7 aprile 2019

Da le mie liriche: " Tempi che cambiano "

Risultati immagini per il saluto mattutino


quando l’uomo con uno spontaneo atto,
 salutava . . . l’occasionale passante
 o il conoscente . . . con un saluto riverente.

Quel saluto . . .  creava l’armonia del momento,
simboleggiava un atto di riguardosa vicinanza.
Quel saluto. . . era il seme mattutino
sparso nel terreno
per ricavarne un futuro  nutrimento.

Oh . . . si . . .
per il saluto
non c’era a quel tempo
la frase da cercar . . .
non era  essenza  quotidiana,

non era espressione d’ appartenenza
a una classe eletta,
ma forza autentica dell’uomo
che ci teneva a camminar
con la schiena diritta.

C’era . . .  l’autentico intendo  . . .
d’esprimer vicinanza
e, con il viso che trasmetteva tenerezza
per un domani nell’anima
 pregna d’amore e d’amicizia .

Oggi  . . . come allora . . . è pur mattino . . .
e nasce un nuovo sole
e si ringrazia lo stesso Dio
come atto d’un primo compimento
che concede luce al nuovo giorno.

Oggi . . . così come allora . . .
ci ricordiamo  . . . degli amici più vicini,
ma del saluto, tramandatoci dal tempo,
ricorriamo al messaggio
che ormai è progresso in tutto il mondo.

 Buon giorno . . .  Apri la finestra del tuo cuore . . .
lascia entrare il nuovo sole  . . .
Oggi sarà un giorno ricco d’emozioni.
Tanto scriviamo  oggi con sentimento  . . .
con frasi già fatte . . .  aforismi e citazioni . . .

Buon giorno” . . . ancora
leggiamo soddisfatti . . .
A chi ci regala il sorriso e,
a chi,  a volte, con un fiore o un cuore
c’infonde l’allegria del momento.

Il saluto appena svegli
è  storia antica del mondo intero
che ha tracciato le controverse storie  
dei quartieri e dei viandanti
appena giorno.

Oggi . . .
Non c’è più lo sguardo nell’incontro
che trasferiva nelle menti
del passato e del presente immagini e momenti
di ciò che l’uomo teneva dentro realmente.


Oggi . . . ci s’incontra . . .  semplicemente . . .
fra il rumore d’una umanità decadente
Che corre . . . con frenetica irriverenza
e non s’accorge di disperdere nel nulla
L’autentico contatto con la vita.

Salvatore Casales


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6 marzo 2019

Da la mia poesia : " Giù ...nel parco "

L'immagine può contenere: una o più persone, persone che praticano sport e spazio all'aperto                    

Giù ...nel parco

Giù nel parco
va, nel primier mattino,
lo sguardo mio.
Stropiccio gli occhi ...
per ammirar quel prato
ormai dai cangianti colori,
e, acuir fra i rami
augelli e merli rimasti
a pigolar... a sfidar l’inverno ...
a diffonder l’armonia tutt’intorno.

Foglie secche ... foglie
impreziosite di rugiada, brillano
come gemme al primo sole;
mentre i rami spoliati e inperlinati
appaiono imprecar quel suolo ormai vuoto
che ha assunto i colori del silenzio.

Ma nell’estasi del momento ...
la miglior visione si presenta agli occhi miei
nell’audir riecheggiare le strilla di quei ragazzi
che, in un tempo, intesorirono
l’aria di giochi e di canzoni ...
e ... in quel parco, che di loro
fu spazio quotidiano,
rivedo l’armonia diffusa,
l’ore più belle della loro giovinezza.

Ma or ... non più grida di festa ...
Or non più canti
a rimembrar l’insonne meridiana siesta
che turbar mi vide imprecar loro
quello scorazzar stridoso
e di poi ... con aperto sguardo ...
tollerar la festa ...
a seguir anch’io il rotolar del pallone.

Ma oggi ... quel pallone ...
ormai sgonfio e non più uso
fa capolino fra gli arbusti.
E’solitario e abbandonato.
In quel prato ormai spoglio ...
colorato dai colori del trascorso tempo ...
vi fa pipì un solingo cagnolino,
che baldanzoso e fiero
fra le aiuole trasandate,
incurante di quel solingo e triste prato,
teatrino di antichi giochi,
sembra voler dar seguito,
a quella storia del più bel tempo ...
quasi ... a onorar la presenza di quei ragazzi
che vissero la più bella età
e che in quel parco lasciarono la loro impronta.

Oggi ...ad uno ad uno,
li rivedo tutti quanti, figli del loro tempo,
nei visi colorati,
animati dalla vittoria
o affranti dalla sconfitta.
Affannati e stanchi
fra lacrime e sorrisi,
fra desideri e privazioni ...
legati da forti sentimenti.
Li rivedo ognor felici ...
ma ignari di un fallace destino
che forse non avevano sognato.

E’ allora ... che rientrando nella realtà ...
richiudendo le imposte della mia finestra,
sento l'emozione pervadermi dentro ...
avverto le gote intrise dal pianto.

Salvatore Casales

copyright

                                  


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7 marzo 2012

RICORDANDO QUEL MAESTRO ( da la mia poesia )-

      
 

  IL MAESTRO CHE TI HA DATO NON SI SCORDA MAI.-

Ricordando quel Maestro di mio Padre

 

Andavamo a Roma al venir dell’estate,

a trovar quei tuoi romani, ti ricordi?

Quando il sole da noi è così cocente

e la frescura la trovi solo nel bel monte

che a sovrastar vi domina l’Onnipotente.

 

Quanti sogni in quei viaggi,

si diceva d’attraversar il continente,

col vestito nuovo tale agli emigranti,

coi loro sogni nel fardello , che si dipigean,

fra le rotaie del lungo treno e nella confusa mente.

 

Spesso in quel treno nascea l’amicizia,

e tu… a dir di me come d’un piccino ritrovato,

mostravi l’orgoglio tuo del lavor di maestro guida,

mentre negli occhi tuoi s’effondea una luce irradiante

come a chi ha trovato la fortuna vera.

 

Andavamo a Roma, quando si dicea di essa

“Città Aperta”, a scoprir delle mura le rovine

e l’antiche gesta de Romani e de Sovrani,

delle fontane e de simboli tutti, di quel tempo andato,

che l’uomo ha tramutato in conoscenza.

 

Andavamo a Roma, città eterna, dove il progresso

avea fatto prima a prender possesso di quella giovinezza,

che, della Belle Epoque ,si narra, fosse l’indirizzo

del giovine primiero in cerca d’avventure e dell’amore vero,

che nasce  e s’armonizza assieme alla bellezza.

 

Tutto quanto ti arrideva;

Era il premio tuo per i traguardi miei;

Era tutto ciò che mi donavi senza tornaconto,

e Tu, insolito architetto d’un progetto,

continuavi  frattanto a vivere sognando.

 

Salvatore Casales


Aaronn





                     


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6 ottobre 2011

NOBEL AL POETA DEL SEGNO DEL " SE "

Il nobel alla letteratura va al poeta svedese Tomas Transtromer

E' il poeta scandinavo più famoso. Psicologo, ma anche traduttore, ha sempre dato un taglio autobiografico alle sue poesie. Da sempre al centro della letteratura svedese

 

Stoccolma - Il premio nobel alla letteratura è stato assegnato allo svedese Tomas Transtroemer. La motivazione recita: "Per il nuovo accesso alla realtà reso possibile grazie alle sue immagini condensate e transulcenti". E' un poeta, psicologo, traduttore molto apprezzato in patria. Sin dagli anni cinquanta è una figura centrale della letteratura svedese.

A 23 anni fa il suo esordio come poeta con la raccolta 17 dikter. Le sue poesie sono sempre ispirate ad esperienze personali e autobiografiche e soprattutto parlano molto dei suoi viaggi ed è così che nasce nel 1958 Hemligheter på vägen e nel 1966 Klangar och spår.

Vita, morte e malattia sono le protagoniste di Mörkseende nel 1970. Transtroemer ha trascorso molto tempo sull'isola di Runmaro e a questa esperienza è dedicata la raccolta del 1974 Östersjöar e le memorie Minnena ser mig del 1993. Nel 1990 viene colpito da un ictus che gli impedisce di parlare. Ma non di scrivere. Con Sorgegondolen 1996 ha venduto 30000 copie in Svezia. Il nobel a Transtroemer premia probabilmente il poeta scandinavo più famoso, e i suoi lavori sono stati tradotti in cinquanta lingue, tra cui olandese, finnico, ungherese e inglese.

Fonte:http://www.ilgiornale.it/cultura/il_nobel_letteratura_al_poeta_svedese_tomas_transtromer/06-10-2011/articolo-id=550288-page=0-comments=1


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31 ottobre 2010

TRACCIA DI UNA LIRICA



*Quando tempo è passato;

Quando con la mano nella tua,

con lo sguardo ad incontrare il tuo,

tali a inizianti d ’un progetto,

cercavamo spazi per costruire il tempo

 

 che,difficile, era d’esser al pensiero incerto ,

in cerca di quel seme che si mescola con la terra e,

in essa cresce l’emozione nella quale germoglia il novello amore,

che tutto unisce e tant’altro lontano porta via,

come granelli di sabbia che risacca e vento allontanano dalla costa.*

Aaronn


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10 aprile 2010

Il gabbiano : di Nadia Turriziani (Capo redattore di ; Tra gli scaffali http://tragliscaffali.periodicoitaliano.info/.






Il gabbiano

Vorrei essere un gabbiano…
Per volare silenzioso
sulle note melodiose del nostro amore.
Il vento tra le ali,
lo sguardo…
perso verso il tramonto lontano.
Il respiro sospeso
ed il cuore che segue una musica soave.
Vorrei essere un gabbiano
per accedere in punta di piedi
nell’armonia di suoni dei tuoi pensieri.
Vorrei…
Vorrei, ma non posso.
Sono solamente un umile uomo
perso nel turbinio chiassoso della vita.
Cieco e sordo, purtroppo,
alla bellezza suadente della natura.
Egoista e rude
nell’assaporare le gioie che essa ci offre.
Vorrei…
Vorrei solamente il tuo amore.
Vorrei amarti ed essere felice con te.
Nel cielo, con le ali aperte
mentre ci lasciamo andare all’ultimo ovattato volo.

...Il volo della vita.-


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28 marzo 2010

LE PRIMAVERE





Ricordar le primavere

 

Aprire una finestra in primavera,

ammirarne i vasi nei davanzali

tutti in fiore,

é come fugar in cerca del più gradevole profumo,

é  come riempire la mente di colori.

 

Colori che scorrono nelle vene ;

Che, armonizzano il quotidiano andare;

Che rimangono dentro e alimentano la vita,

come farfalle che s’innamorano dei  più bei fiori

e da loro ne traggono la vitale migliore linfa .

 

Vivere a primavera dei profumi dell’aria che,

nel rinnovarsi sfiorano le narici ,

con sprone, ad un migliore respiro,a quietate ansie ,

per dire di andare negli anni e poi…

portare dietro quei sogni tutti costruiti di colori .

 

Non scordare mai ,perciò, le passate primavere,

la stagione  in cui la luce, si procura i colori della vita,

che, ricarica  la mente di ciascuno dei ricordi belli ,

come lume perennemente acceso ,come  calore e materia

danno all’uomo il motivo primo di tanto vivere sulla terra.-


Aaronn


 



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21 marzo 2010

INVITO ALLA LETTURA.-

Il gabbiano di Nadia Turriziani

Posted by Nadia Turriziani on Mar 11th, 2010 and filed under Poesie e Racconti tragliscaffali. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

gabbianoVorrei essere un gabbiano…
Per volare silenzioso
sulle note melodiose del nostro amore.

Il vento tra le ali,
lo sguardo…
perso verso il tramonto lontano.

Il respiro sospeso
ed il cuore che segue una musica soave.

Vorrei essere un gabbiano
per accedere in punta di piedi
nell’armonia di suoni dei tuoi pensieri.

Vorrei…

Vorrei, ma non posso.

Sono solamente un umile uomo
perso nel turbinio chiassoso della vita.

Cieco e sordo, purtroppo,
alla bellezza suadente della natura.

Egoista e rude
nell’assaporare le gioie che essa ci offre.

Vorrei…

Vorrei solamente il tuo amore.

Vorrei amarti ed essere felice con te.

Nel cielo, con le ali aperte
mentre ci lasciamo andare all’ultimo ovattato volo.

...Il volo della vita.-

Anche su

http://www.haronn.blogspot.com/


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18 marzo 2010

(Epistùla ante scripta) Dalla mia poesia.-

Una epistola scritta prima

(Epistùla ante scripta)

 



Oh Voi che diman mi leggerete

ricordando ch’ io possa essere stato quel tale

che, ad introdurre un’epistola d’etica e di morale,

ha del comportamento  suo l’assunto ricevuto,

che è quel che s’esige all’uomo di miglior pensiero ;

 

non correte con la mente  a fantasticar  l’etico interprete ;

non son’io stato un santo umanista,

né, un essere speciale ,

ad avere seguito * gli eroici  furori *

di libertade e giustitia  espressi da Bruniana memoria.

 

Enfatici discorsi oggi non  emergono,

dal mio umil soliloquio,  ingenerato  da ciò che vita intera

ha vissuto, cercando di giungere

a quella risulta che dona distinguo

e dignitade all’uomo di sentimento e di libero pensare.

 

Verità ,Giustizia e Libertà non sono ideali  eretti a simboli

che a fatica e sacrificio devono ondular nel cielo o

come bandiere  sventolare invano.

Esse, nell’uomo, rimangono l’universal concetto

perché egli ascenda a ranghi superiori.

 

Esse, sono pregne delle ceneri

raccolte nel campo del conflitto

de patrioti e de l’innocenti

che sangue e vita

lasciarono su in  terra .

 

Mentre io, non sono,

d’un corrotto uomo,

una medicina che mantiene il corpo sano,

nè servo degli accadimenti

ancorato a questa  società in degrado.

 

Per donde,

ho solamente dibattuto,

ho semplicemente fatto adire alla coscienza

tutto ciò che all’uomo,

come spazio, deve essere concesso;

 

per la lotta fino alla fine,

per significato d’attribuire alla vita.

Perché tale è la mostranza dell’agire da condottiero ,

ché tanto tiene a serbare l’identità

ch’è motivazione prima della vita.

 

Per ciò, tanto deve esser così detto,

perché Libertà, e Giustizia ,

non devono rimaner retaggio d’uomini incerti

che, silenti e sciocchi,

non hanno giammai pensato di posseder il tempo.

 

 Quel tempo, è prodotto d’esperienza e conoscenza,

che giunger deve dal pensiero all’azione

come  prezioso oggetto d’alimento di veritade

che di stoico trascorso è nutrimento,

giammai di potere uniforme,ma di materia universale di tramando .

Aaronn


 


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18 marzo 2010

LA POESIA DELL'ANIMA COME RIVENDICAZIONE DI AUTONOMIA DELLO SPIRITO.

Lacrime di Nadia Turriziani

Posted by Nadia Turriziani on Mar 8th, 2010 and filed under Poesie e Racconti tragliscaffali. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

lacrime8eh

Lacrime di sangue
Scorrono crudeli
Sui volti affranti
Da brutale dolore.

Unghie imbellettate
Graffiano ribelli
I corpi contorti
Nel crudo ardore.

Catturano il fango
Mani adorne di anelli
Mentre un balordo
Distrugge l’amore.

L’odio riduce
La vita a brandelli
Imprigiona l’anima
Per un atto d’orrore.

Istanti di terrore
Sgretolano il cuore.
Un gesto furioso
Schiaffeggia l’onore.

Voci struggenti
Gridano aiuto.
Occhi crudeli
Confermano l’accaduto.

Lacrime.
Urla.
Gesti.

Grida il tuo odio
Donna violata.
Grida il dolore
Per la TUA vita spezzata.


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13 marzo 2010

NON C'é LEGGENDA MERAVIGLIOSA CHE QUELLA RACCONTATACI DAI BAMBINI.



Perché …i Bambini sono sacri

 

Perché sono sacri ?

Perché portano la grazia e noi vorremmo esser come loro.

Li amiamo perché sono indifesi

perché non ci possono rispondere ;

Aspirano solamente a ricevere di noi un sorriso.

 

Perché li amiamo ?

Perché ,come agli animali,ci riconoscono superiori;

a loro vogliamo del bene perché non rispondono al peccato

perché accennano sillabe che sanno di purezza.

Allora perché sono sacri ?

 

Sono sacri perché sono Angeli ;

Angeli venuti da lontano per donare amore,

e vorrebbero che ricusassimo le stoltezze della terra,

il male che c’é nell’uomo che, saputo, crede d’essere Dio.

Ecco perché sono sacri.

 

Perché rifuggono le guerre, perché sono la vita.

perché universali nell’intendo

perché senza macchia nel di dentro,

perché ,probabilmente, sanno quel che fanno ;

e ci tollerano sorridendo.-

Aaronn



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18 febbraio 2010

VISTAS AL MAR ( da la mia poesia )


Vistas al mar

Si un deciden a mirar el mar
Los ojos le
la luz de la Luna, las estrellas, el Sun.
Si un deciden a pensar con el mar
vivresti hermosos historias de los buques y bandoleros.
Si es un saber tocar el mar
Sentiresti su energía para penetrar en las extremidades.
Sentiresti su olor,
se entrega empie que sal
le da sabor a la vida,
contiene la amalgama de la Revolución de las especies.
Si un deciden permanecer en el centro del mar
Saresti sólo tú y él,
a pensar que se convierten en
construcción humana hasta el final.
Si un deciden a pensar en su inmensidad,
a continuación, es capaz de donar capiresti
todo lo que los humanos a pesar de su opulencia
No, nunca, enriquecen pobres.

Aaronn


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8 febbraio 2010

TRACCIA DI TEMPO





Quando tempo è passato;

Quando con la mano nella tua,

con lo sguardo ad incontrare il tuo,

tali a inizianti d ’un progetto,

cercavamo spazi per costruire il tempo.-


Aaronn


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6 settembre 2009

POESIA DI LEO BUSCAGLIA

 


"O amor perfeito é realmente raro,
pois para ser um amante
é necessário que você tenha continuamente
a sutileza de um sábio,
a flexibilidade de uma criança,
a sensibilidade de um artista,
a compreensão de um filósofo,
a aceitação de um santo,
a tolerância de um estudioso
e a força de um bravo."

Leo Buscaglia


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IL BLOG

Mi ribello all'ingiusto; Prendo le mie decisioni; assumo le mie responsabilità, difendo la mia dignità a qualsiasi costo. Sono fiero di avere questo carattere. S. Casales
Email: scasales1@tim.it

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Ho sempre amato la vita.Chi ama la vita non riesce mai ad adeguarsi, subire, farsi comandare. Chi ama la vita é sempre con il fucile alla fionestra per difendere la vita ... Un essere umano che si adegua, che subisce, che si fa comandare non è un essere umano. Oriana Fallaci 1979