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28 febbraio 2020

NOTIZIARIO DEL COMPASSO: "IL MASSONE FUORI DAL TEMPIO"



Risultato immagini per Salvatore Casales scrittore e poeta massone


IL MASSONE FUORI DAL TEMPIO.

 

 


La tavola che mi accingo a tracciare, a onor del vero, secondo la visione d’insieme che ho della Libera muratorìa, dovrebbe rappresentare una clausola prima, del comportamento del massone, dentro e fuori dal tempio, non tanto per quelle che potranno essere le mie considerazioni, vieppiù per gli estratti documentali che, da antico tempo, ci sono pervenuti da oltre mare.

 

Perciocché ... già il libero muratore possiede una guida, vuolsi per lo stato d’iniziato ricevuto con la iniziazione, per il lavoro che esprime in loggia, per i legami più profondi che lo legano ai fratelli, correlati da afflati di nobili sentimenti che lo pongono  ad essere fratello tra fratelli.

Soprattutto fuori dagli ambiti muratori é ... o dovrebbe essere ... l’icona corrispondente al simbolo che egli é ... e, nel tempio, essere l’Uomo che nato a nuova vita, dovrà migliorarsi per migliorare altri uomini.

 

Ma oltre tali capacità, oltre a essere luce, non avrebbe alcun senso, per i principi muratori che lo pongono al centro dell’ordine muratorio, se non diffondesse ad altri la sua luce, se non sviluppasse altri legami con il mondo profano o sociale e non si elevasse come punto di riferimento per non finire di derivare nell’irrazionale, con le consequenziali nelle quali la società oggi ci trascina.

Perché tutto ciò avvenga, perché non sia vanificato il suo impegno iniziatico, il libero muratore ... negli annali che vanno ancor prima del 1723 e che compendiano i “Doveri del libero muratore” ... ancora oggi é l’anello che lo congiunge agli “Antichi Doveri” della Costituzione Muratoria.

Dal momento in cui l’apprendista massone si affaccia a questo mondo iniziatico della Libera Muratoria, è educato al rispetto delle regole; prima ancora, a quella del silenzio e, poi infine, a quelle della scuola iniziatica presso la quale si é affacciato e che in continuazione dovrà rispettare.

Allora ... possiamo tranquillamente affermare, che le regole sono il fondamento di una civiltà evoluta e complessa e che anche la massoneria s’identifica nel buon comportamento dei fratelli che le accettano e le rispettano?

Nel capitolo VI della Costituzione muratoria al “Titolo Generale  del comportamento degli Antichi Doveri”, nei  punti 2 - 3 - 4 - 5 - 6 -  , é declamata la condotta che il libero muratore deve tenere - “ quando egli é fuori dalla loggia e i fratelli sono usciti. Quando i fratelli s’incontrano senza la presenza di estranei. Quale deve essere Il loro comportamento alla presenza di estranei, quello nella loro casa e nelle vicinanze, verso un fratello straniero e comunque nella società in cui egli opera, vive e manifesta il suo essere di uomo nel mondo.

 

Ma tutto questo dettato, può rappresentare l’esclusivo assunto di regole, che la Libera Muratorìa impone ai fratelli massoni?

Non direi ... cari e illustri fratelli ... e, sebbene ci si può sentire vincolati al rispetto delle stesse ... e tutto ciò potrebbe sembrare anche un contradditorio con la condizione che ci viene richiesta d’essere uomini liberi ... ritengo che più che regole proprie al conformismo massonico, sono da essere ritenuti saldi quei principi che non ledono la propria libertà individuale, che vieppiù aiutano, secondo questi ultimi, a orientare il nostro cammino non solo iniziatico, ma diretto ad un comportamento etico che ci vede inseriti nella società profana.

Se ci pensiamo bene ... se così non fosse ... il nostro lavoro di loggia ne sarebbe depauperato, scadrebbe nell’essenza, perché non porteremmo, nella vita quotidiana, il risultato del nostro lavoro d’insieme...la nostra levigatura interiore ed esteriore.

Valori e principi che la tradizione muratoria ha tradotto in impegni solenni ,forse di  ortodossia” ?  Probabilmente ... si perché ciascun massone li ha assunti consapevolmente e volontariamente fin dalla iniziazione - e anzi ancor prima - già nel rispondere per iscritto alle diverse domande nel proprio testamento profano nel Gabinetto di Riflessione e poi ancora ... tramite le successive “promesse solenni” pronunciate e sottoscritte a ogni passaggio di grado.

 

Noi siamo Uomini che viviamo e siamo inseriti in una società. Ci riuniamo per un precipuo scopo: quello di renderci uomini migliori, curando la parte malata che, c’é in noi e non tanto per speculare, come spesso si legge del massone, perché tale, che esprimere una massoneria speculativa, ma per esercitare la di lui operatività nell’esercizio di una rivisitazione del proprio se, ed essere punto di riferimento ... soggetto perbene ... nella società in cui vive.

Perciocché, il massone anche fuori dal tempio, dovrà ritenere che le esperienze passate, alle quali si era allineato da profano, appartengono al passato. Dovrà comprendere che il suo stato esige quei mutamenti che,non più illusori,dovranno essere indirizzati su quel sentiero che induce a mostrare,nella sua interezza, “chi egli é” da come si relaziona ,nel formulare la parola,da come si esprime nel linguaggio, nei gesti per dare forma a quel “concetto esoterico “ in un mondo nel quale , e in determinate circostanze, esige d’essere riservato.

“Egli rappresenta l’etica della massoneria con il suo comportamento“.

Per tutto ciò ... non possiamo tener celata l’esperienza che abbiamo costruito nel nostro tempio interiore, non possiamo ritenerci estranei soggetti che vivono in mezzo ad altri uomini.

Noi ... siamo pietra ... uomini... e i mattoni che ancora oggi utilizziamo per costruire edifici e templi alla virtù, li abbiamo fortificati e uniti gli uni agli altri con la calcina di qualità e, nel mondo profano, dobbiamo essere visti per validi esecutori della bella arte ... costruttori di libertà, di fratellanza e uguaglianza.

Ma non possiamo neppure campeggiare da unti blasonati o elevarci a cocchieri che brandiscono il frustino per domar cavalli in corsa.

Dal lavoro quasi mistico di loggia, rispettoso del dettame rituale, fuori da questo mondo, nel quale il massone si è liberato dalle scorie della profanità, non può comportarsi da iniziato dentro il tempio e fuori da non iniziato.   

Il libero muratore, dev’essere ... l’Uomo ... in ogni ambito del sociale, il viaggiatore alla ricerca di quella dimensione che lo lega al passato, con il comportamento del maestro, sempre rivolto alla lealtà, all’onore e alla dignità della persona umana e, con il mantenimento della parola “data”, sarà un distinguo sia nel tempio sia fuori.  

Come tradizione vuole, dobbiamo usare la libertà per esprimere il meglio di noi ... senza paura, senza la condizione del sistema che vede l’uomo d’oggi inscritto e circondato dalla maglia del potere e della politica. Non per togliere o limitare la libertà altrui, non per togliere beni ad altri, ma per far brillare i propri arnesi di lavoro che vieppiù ci hanno qualificato dentro e fuori dal tempio, ponendo a beneficio dell’umanità la nostra disponibilità, donando ciò che c’é superfluo, senza esternare pavide insofferenze che possano mortificare il bisognoso.

 

Il massone, che nel proprio tempio avrà lavorato; che da apprendista ha ricevuto il salario di compagno e, nel tempo, avrà maturato quello di maestro, che in questo status ha raggiunto la completezza della sacralità muratoria, non si scosterà mai dal confine ideale delle colonne di Boaz e Jachin. Dentro le quali, attraverso i simboli, ha fatto maturare dentro se     l’orgoglio e l’idealismo dell’appartenenza muratoria che ,fuori dal tempio, manifesterà a testa alta per diffondere quel bene e quel progresso a cui tende la massoneria e che l’umanità intera necessita.

Forgiato il proprio metallo esoterico ... fuori dal tempio coltiverà la pianta della fraternità, del rispetto dell’uomo verso l’uomo con l’intendo di costruire uomini migliori oggi ... e maestri di saggezza domani. 

Sarà maestro anche fuori dal tempio ... sarà amico fra amici e padre affettuoso con i suoi figli,ma solo se ,con la sua “Opera” saprà tracciare un percorso e lasciare  memoria di se, praticando la virtù della solidarietà che non sia dell’apparenza ... della fraternità  ... che non sia blanda esternazione illusoria verso il profano o anche un fratello che, in ogni circostanza e luogo, avrà, a volte, bisogno di un semplice sorriso o d’una parola di conforto ... di una mano tesa.

Sarà infine praticando la tolleranza come riconoscimento del valore intrinseco dell’altro sé e non come propensione a lasciar che tutto scivoli via, ad attendere la soluzione spontanea del problema e lo slittamento nell’oblio.

Del Massone fuori dal tempio é necessaria la sua presenza nella società, nella famiglia, nel lavoro, purché - dia valore al salario ricevuto - che egli mantenga uno stile comportamentale di autentico libero muratore, giammai da protagonista di un atto di carità che, in tutt’altro modo, perché fonte solidale, dovrebbe risultare anonimo, perché non infranga la dignità del bisognoso e non mostri la pretesa all’assoggettamento.

 

Solo con la forza di una grande sensibilità e con comportamenti umili e senza prosopopea, ma parlando il linguaggio dei maestri, dovrà sentirsi portatore di un’etica che sta alla base del comportamento e sulla quale si sviluppa tutto il rapporto con il prossimo, con la Società e con le Leggi dello Stato.

Si sentirà inserito nell’ambiente sociale e potrà riappropriarsi dell’autentico spessore morale che la società da lui si aspetta ed ... “essere ricordato per l’uomo autentico che é ... ed é stato e che contribuirà alla storia della massoneria“.

 

Fratelli :

“ disegna la storia...solo chi e' capace di mostrare l’autenticità del proprio essere !!!” Per tali motivi, é mia opinione, che le logge abbisognano di uomini che ritornino a percorrere l’antico passo muratorio, di uomini che non si scalfiscano con i vari accadimenti della vita ... che non fuggano dagli scanni perché inseguiti dalla politica manieristica dilagante ...

Molto fango si continua a spargere intorno alla nostra istituzione per incuterci paura ... per limitare spazi nelle istituzioni e nel sociale ... Forse ... noi stessi abbiamo delle colpe ... riconosciamolo ... e siamo vieppiù responsabili di un superficialismo oratorio a volte fumoso o ricco di un frasario letterario - ricercato, ma povero di contenuti iniziatici esternati dentro le colonne o ... vuolsi ... a manifestare accomodanze alle quali spesso ci siamo piegati.

E’ qui - ill. fratelli - che ci si insulsa di pochismo.

Tra fratelli non dev’esserci qualcuno che conta ... é questo lo atteggiamento, questa la filosofia alla quale molti fratelli si adeguano e che fa svanire nel nulla il progetto muratorio. Ecco perché noi maestri, siamo i responsabili di una relativa attendibilità perché, senza rendercene conto, a volte, abbiamo favorito l’ingresso nell’istituzione a soggetti che non hanno mai lasciato i loro metalli fuori dalle colonne e la loro iniziazione s’è fermata allo stato virtuale ... senza un destino iniziatico.

 

Allora...diviene compito e dovere, dei Maestri tutti, riportare nelle logge autorevolezza ... lontana mostranza dall’espressione antica del rigore iniziatico ... che darà pregio, al nostro reale comportamento nella società in cui viviamo e divenire soggetti di distinguo.

Perciò...soffochiamo questo fumus che a volte  aleggia fra le colonne e fuori dal tempio, sentiamola interiormente autentica questa fratellanza come l’atto più spontaneo, più sincero e più nobile che rese uniti gli antichi muratori che ,oltre al pane, al companatico e un bicchiere di vino si divisero i sogni e la vita.

Per potere amare questa istituzione che ci ha accolti, per potere diffondere etica e comportamenti degli antichi massoni, é necessario possedere il desiderio e l’orgoglio di sentirci massoni veri.

E’ indispensabile trasferire con maggior senso di responsabilità la professionalità che ciascuno di noi si guadagna nel posto di lavoro e all’interno delle logge.

Per potere affrancare il bisognoso per essere uomini nel mondo e del mondo, il libero muratore non dovrà più sentirsi uomo del dubbio come, da tempo ormai, ho sentito inflazionato questo detto che, é solo il mio esclusivo parere, non dona certezze ad una società oppressa, difficile, che sta per subire una trasformazione culturale etica e religiosa.

E noi da liberi muratori con le nostre astratte indecisioni non dobbiamo cadere in una morsa, ma reagire con la sapienza intellettuale che ci ha sempre distinto. 

La nostra società, i cittadini tutti, che vivono questa nuova epoca, devono avere la possibilità di trovare le risposte che oggi non trovano e che noi potremmo dare.

In nostro porgerci fuori dal tempio deve manifestarci con lo spirito del viandante, tale a quei pellegrini che, in un tempo lontano, indirizzarono il proprio cammino verso la via Francigena per portare la loro parola e riceverla, per portare saggezza e conoscenza e riceverla. Per portare amore, come senso autentico di vita , dell'esistenza e riceverlo.

Percorso che ha permesso alle diverse culture europee di comunicare e di venire in contatto fra loro, forgiando la base culturale, artistica, economica e politica dell'Europa moderna; è nota,infatti, la frase del fratello Goethe, secondo cui la coscienza fraterna d'Europa ebbe inizio sulle vie di quei pellegrinaggi.

Cari Fratelli, solo se avremo compreso con spirito di servizio, con senso del dovere, vieppiù con amore che il nostro lavoro di modellamento oltre che su noi medesimi é diretto all’umanità, allora avremo colto nell’essenza e fatto proprio quel significato che dona al libero muratore la dignità, la capacità di esaltarsi a quello stadio soprasensibile che lo conduce all’armonia e lo fa ritenere di essere indispensabile soggetto per migliorare la propria famiglia e l’umanità tutta quanta.

Io ... ho finito, ma ... non so se ho detto tutto sul comportamento dell’uomo massone fuori dal tempio ... non ne avevo la pretesa; forse avrei potuto limitare le mie esternazioni? ... So solamente che adesso mi pregerò di ascoltare i vostri commenti con la medesima attenzione che Voi tutti avete avuto nell’ascolto.

Per tutto ciò ... grazie ?

Salvatore Casales 

maestro

 


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permalink | inviato da Aaronn il 28/2/2020 alle 13:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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Mi ribello all'ingiusto; Prendo le mie decisioni; assumo le mie responsabilità, difendo la mia dignità a qualsiasi costo. Sono fiero di avere questo carattere. S. Casales
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Ho sempre amato la vita.Chi ama la vita non riesce mai ad adeguarsi, subire, farsi comandare. Chi ama la vita é sempre con il fucile alla fionestra per difendere la vita ... Un essere umano che si adegua, che subisce, che si fa comandare non è un essere umano. Oriana Fallaci 1979